mercoledì 25 novembre 2009

CON IL CLUB ALPINO ITALIANO DI CASTROVILLARI: IL TORRENTE PESCHIERA


 E’ la mia prima escursione organizzata per il Club Alpino e non vi nascondo che sono emozionato. Il programma  prevede l’anello del Torrente Peschiera, nella montagna di basso di Viggianello (Pz).
Ci ritroviamo alle 9,30 in località Piano della Croce, 900 m slm dove lasciamo le auto. Siamo un gruppo numeroso e il clima è veramente gradevole con una temperatura insolita per fine novembre, circa 15°C.  Coadiuva  l’escursione il socio Perrone Luigi, nonché storica guida del Parco.
Il primo tratto serve giusto a scaldarci i muscoli, 1 km circa di asfalto per poi inoltrarci nel bosco di faggio e nei continui saliscendi. Dalla località SantaLena, precisamente dalla sorgente,  imbocchiamo un antico tratturo che costeggiando l’omonimo torrente ci conduce fino al Torrente Peschiera. Il Torrente nasce nel comune di Castelluccio Superiore, alle pendici del Monte Zaccana, versante nordovest del Parco, per poi congiungersi con il Frida nei pressi di Bosco Magnano per affluire al Sinni. Percorriamo un antico sentiero che veniva utilizzato dai pastori e dai contadini della frazione Pedali di Viggianello in viaggio verso i paesi di Latronico, Senise, Francavilla per barattare cesti in vimini e patate per olio e stoffe.
Il percorso in alcuni tratti è molto insidioso, è un continuo saliscendi lungo la sponda sinistra del fiume in una vegetazione molto rigogliosa tra faggi, ontani, cerri, agrifoglio e felci. A differenza di molta parte della Montagna di Basso, questo tratto, proprio perché impervio, non è molto antropizzato ed è ancora l’habitat naturale delle trote fario, anfibi, della salamadra dagli occhiali e della lontra, animale in via d’estinzione.
La parte più difficile del percorso arriva prima del pranzo, nel punto in cui la calma dell’acqua viene interrotta dalla forra di Petrarizza. Qui la pendenza è elevata e il terreno ricoperto da un tappeto di foglie è molto insidioso. Si improvvisa una simpatica cordata per permettere il passaggio a tutti. Arrivati a Fontana Chiaito, ci riposiamo su comode panche in legno  consumando il nostro pranzo. Manca ancora metà percorso, Ripartiamo per non rischiare di tornare al buio e senza torce,  Da qui in avanti il torrente scorre calmo e le tante foglie cadute a volte ne nascondono le acque. Proseguiamo fino ad abbandonarlo, giusto qualche chilometro prima della sorgente. Ci inoltriamo nel bosco dove ai faggi si mescolano cerri secolari scampati per fortuna ai continui disboscamenti che hanno interessato negli anni l’area. Uno scoiattolo ci saluta prima di abbandonarsi all’inverno nell’abbraccio dei faggi. Arriviamo a Pastoroso. Alle macchine manca ormai poco. Prima di ripartire brindiamo con un bicchiere di vino rosso con un assaggio di salumi per ringraziare tutti i partecipanti.
 Non abbiamo scalato vette, non abbiamo conquistato montagne, ma abbiamo avuto l’abilità di percorrere e scoprire un vecchio sentiero ormai dimenticato da tempo.
Grazie a tutti, soprattutto agli instancabili soci-mascotte, Daniele e Giuseppe.
(…grazie a Mimmo Pace per alcuni scatti….)
















lunedì 2 novembre 2009

LA MAGIA DELL'AUTUNNO NELLA RISALITA DEL TORRENTE PESCHIERA

Itinerario ad anello quello affrontato sabato 31 ottobre. Siamo nel cuore della Montagna di basso di Viggianello, tra gli 800 e 1000 metri di altezza. Partenza dalla sorgente di Sant'Elena. Seguendo il vecchio tratturo, attraversato un tempo con i muli, si giunge al Torrente Peschiera, dal lato opposto dell'area faunistica del capriolo di Bosco Magnano. Da quel punto inizia la risalita del torrente Peschiera. La calma dell'acqua a volte è interrotta dalle singolari forre e piccoli canyon che si incontrano come quello di Petrarizza, prima di giungere alla Fontana di Chiaito.  Costeggiando le rive si attraversa un maestoso bosco di faggio misto a cerri secolari di dimensioni straordinarie, dove  ho potuto osservare il fenomeno del foliage (la caduta delle foglie). La risalita del torrente è di  circa 4 km fino ad arrivare in località Perricchio, tra il comune di Latronico e il comune di Castelluccio, a pochi km dalla sorgente del Torrente Peschiera. Da quel punto si abbandona il Torrente e si risale nel bosco fino a giungere in località Pastoroso (1000 m slm) per poi scendere nuovamente al punto di partenza.
Un circuito ad anello quello di sabato, circa 6 km totale il percorso,  che permette di attraversare per intero la Montagna di Basso di Viggianello in un ambiente fantastico.
L'invito è rivolto a tutti per domenica 22 novembre per ripercorrerlo insieme ai soci del CAI di Castrovillari.








giovedì 8 ottobre 2009

I PRIMI COLORI DELL'AUTUNNO

Finalmente riesco ad aggiornare il mio blog. Dopo l'assenza estiva, dovuta principalmente alla monotonia delle passeggiate turistiche affrontate (Piano Ruggio - Belvedere del Malvento), il fine settimana scorso ho iniziato le prime escursioni autunnali. Sabato ho avuto la fortuna di accompagnare una simpatica comitiva pugliese affrontando il sentiero delle Gole di Fosso Jannace facendo il percorso ad anello e scendendo dalla cresta di Madonna di Pollino. Prima del rientro in hotel abbiamo fatto una passeggiata a piedi fino a Timpa della Guardia dove grazie ad ArtePollino abbiamo visitato RB-RIDE, l'opera realizzata da Carsten Höller a San Severino Lucano, una lenta giostra panoramica che permette di spaziare la visuale su orizzonti vasti: dalla catena del Pollino fino alla diga di Senise e al Monte Sirino. Domenica, invece, ho accompagnato 4 turisti irlandesi da Colle dell'Impiso fino ai Piani Gaudolino, insegnando loro i sentieri più importanti che durante questa settimana percorreranno. 
La favola dell'autunno è appena iniziata, i boschi iniziano a cambiare colore e funghi e castagne arricchiscono il sottobosco..... ecco alcune immagini..... 






sabato 16 maggio 2009

PONTE DEL 1 MAGGIO: FINALMENTE PRIMAVERA......

La primavera regala piacevoli passeggiate nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Nel ponte del 1 maggio ho accompagnato una simpatica comitiva pugliese per i sentieri del Parco: Gole del fiume Jannace (San severino Lucano), Rotonda e Piano Ruggio(Viggianello) fino ai Pini Loricati del Belvedere del Malvento.....
Gli ultimi nevai primaverili alimentano i torrenti e le sorgenti e i primi crochi sbucano dal bianco della neve colorando i prati.....
Benvenuta primavera!!!!








martedì 21 aprile 2009

EVVIVA SAN FRANCISCU

IL fine settimana appena trascorso è stato interamente dedicato alla Festa di San Francisco di Paola venerato a Pedali di Viggianello sin dal 1920. La festa con i complessi e spettacolari riti arborei rappresenta un unicum nel ventaglio delle tradizioni orali del Mezzogiorno. Il rituale è pressappoco identico sia a Pedali che nel centro storico (dove si festeggia l'ultima domenica di agosto). Nei boschi del Pollino e nella montagna di 'basso' di Viggianello vengono abbattuti gli alberi ('pitu' e 'cuccagna') destinati al trasporto con i buoi in paese. Prima del trasporto, gli animali ('paricchi') e dei bovari ('gualani') vengono benedetti sul sagrato della chiesa, in ossequio alla sacralità dei gesti che si consumano durante l'intero rito. Al giovedì avviene l'abbattimento degli alberi, al venerdì quello della 'rocca' (l'abete), che è poi l'elemento 'femminile' posto in cima alla 'cuccagna', al sabato avviene il faticoso trascinamento degli alberi da parte dei buoi in paese. Queste giornate sono scandite da bivacchi ed eroici pernottamenti in montagna, balli, canti e musiche tradizionali al suono di organetto e zampogna. La domenica è dedicata all'innalzamento della cuccagna in piazza e alla processione religiosa che fa da cornice al rituale profano. A Pedali avviene pure l'antico rito dell'arrampicamento della 'cuccagna'. Miracoli e fatti straordinari sono legati alle spesso pericolose operazioni di taglio e innalzamento della 'cuccagna', sempre a mano e con l'aiuto dei buoi (animali cari al santo), come la tradizione vuole. A questa festa accorrono ogni anno gruppi di pedalesi e viggianellesi emigrati al nord,in particolare nel varesotto,con l'intento di proseguire e tramandare le tradizioni dei propri avi. Le origini di questo rito arboreo si perdono nella notte dei tempi.E', tuttavia, certo che riti identici si svolgono anche in Portogallo. Questo dimostrerebbe che non è improbabile che futono i conquistatori spagnoli, nel corso del XVI secolo, ad importare questa tradizione nei nostri centri.












martedì 17 marzo 2009

OLTRE I 2000 METRI DI SERRA DEL PRETE....


Sabato 14 marzo è una piacevole giornata di inizio primavera. Rispetto a domenica scorsa c'è ancora più neve ed è ancora più ghiacciata. Si cammina veramente bene. Gli amici (vincenzo a. - vincenzo t. - luigi m.) scesi apposta da Roma per l'escursione sono convinti: oggi si attraverserà la Serra del Prete (2180 m slm) partendo da Piano Ruggio fino al Colle dell'Impiso. Dopo aver recuperato le ciaspole al rifugio de Gasperi e aver lasciato un'altra auto a Colle dell'Impiso alle 9,00 si parte. La neve ghiacciata facilita il nostro cammino. Togliamo le giacche, l'aria è abbastanza calda. Nelle radure verso il Belvedere del Malventola neve è tanta, le tracce lasciate domenica scorsa nell'escursione verso Timpone della Capana sono state coperte. Nel crestone Sud di Serra del Prete salendo lo strato di neve diminuisce.La parte più faticosa è l'attraversamento dell'ultimo tratto di bosco, qui in alcuni punti la neve ha formato dei veri e propri muri alti anche 1,50 metri che a fatica, aiutati dai bastoncini riusciamo a superare. Arrivati nell'ultimo tratto di salita siamo appagati da un panorama unico. Siamo già oltre i 2000 metri, siamo sulla Serra del Prete. Si cammina benissimo, i nostri sguardi spaziano su orizzonti vastissimi, fino al lontano Golfo di Taranto. Per me è un emozione unica attraversarla. La Serra del Prete è la nostra montagna, è la montagna di noi Viggianellesi. Il borgo di Viggianello in linea d'aria è proprio sotto la montagna. La Serra del Prete è la montagna più vasta del Parco è immensa, lassù sembra di camminare sulla luna. La Serra del Prete è la prima vetta dove a inizio inverno vedo la prima neve. Arrivati sula cima più alta verso Nord ci sediamo e ci rifocilliamo. Nonostante il vento freddissimo preferiamo consumare velocemente il nostro spuntino (piselli, pizze e arance di sibari). Ma non abbiamo molto tempo: ci aspetta la discesca da versante Nord, proprio a strapiombo verso Colle dell'Impiso. Ci rendiamo subito conto che non è facile scendere. La neve ha formato degli altissimi cornicioni da un lato e dall'latro un insidioso e pericoloso lastrone di ghiaccio. Non avendo i ramponi, concentriamo le nostre forze e con cautela, scendiamo a scaletta (di lato). La discesa ci impegna molto più della salita fino all'imbocco del bosco. La magia del bosco innevato ci fa presto dimenticare la paura. Scendiamo veloci divertendoci tra i metri di neve che ammantano i faggi. Per le 15,00 siamo a Colle dell'Impiso. Arrivati al rifugio  De Gasperi ci rifocilliamo con un ottimo antipasto. Al ritorno in macchina arrivati sotto Piano Visitone i nostri sguardi vanno verso la Serra del Prete. Quando vedo le orme sulla neve nel tratto nord di Serra del Prete verso Colle dell'Impiso piango. Emozionato come da bambino quando dalla finestra guardavo la neve verso la Serra del Prete, la mia montagna.





















mercoledì 11 marzo 2009

COLLE DEL DRAGONE - PIANO RUGGIO - BELVEDERE DEL MALVENTO - TIMPONE DELLA CAPANNA (1870 m slm)

Domenica 8 marzo è una stupenda giornata di sole. Nei giorni precedenti un intensa perturbazione ha portato neve sul Massiccio del Pollino a partire dagli 800/1000 metri in su. Avevo voglia di farmi una solitaria e mantenermi nella parte bassa della montagna, giusto per scoprire qualche sentiero, ma verso le 11 di sabato sera Vincenzo Aiello, mi scrive un sms per uscire a farci una ciaspolata. Come rinunciare? Subito lo chiamo, l'appuntamento è per le 7,00 a Rotonda dove con il suo suzuki Vitara (molto free-kombat) saliamo per Piano Pedarreto fino ad arrivare a Colle del Dragone. Per strada gli accumuli nevosi sono davvero notevoli. Con la macchina sembra di camminare in una galleria di neve. Arriviamo a Colle del Dragone, all'incrocio della strada che sale da Campotenese, e siamo bloccati da un muro di neve. Ci prepariamo per affrontare l'escursione, indossiamo le ciaspole e ci incamminiamo verso Piano Ruggio. Ci accorgiamo subito che la neve è fresca ed è davvero tanta, almeno 150 cm (la fontana di Piano Ruggio appena riusciamo a scorgerla) e che difficilmente riusciremo a raggiungere l'obiettivo da raggiungere: Serra del Prete (2180 m slm). Davanti a noi 2 sci-escursionisti ci anticipano per raggiungere Serra del Prete. Noi giungiamo a Belvedere del Malvento (1670 m slm), il tempo di rifocillarci un attimo e decidiamo che Serra del Prete oggi non fa per noi, considerando anche che per il primo pomeriggio dobbiamo rientrare. Allora decidiamo di farci Timpone della Capanna, salendo dal costone che cade proprio a Belvedere del Malvento. E' davvero dura ma procediamo con fermezza a zig zag tra  Pini Loricati ghiacciati. Arriviamo all'antecima e siamo titubanti sulla strada da fare. Anche perchè per ritornare a Piano Ruggio non c'è un vero e proprio sentiero. Per un attimo pensiamo di ritornare nuovamente sui nostri passi e fare la strada dell'andata, ma poi con caparbia saliamo fino alla cima di Timpone della Capanna (1870 m slm). La veduta da lassù è veramente eccezionale. Serra del Prete e il Grattaculo sembrano vicinissime a noi, così come in fondo il Pollino e la Serra Dolcedorme. All'orizzonte la vista spazia a Sud sul Golfo di Sibari, sulla Sila  e sulla Valle del Coscile, mentre a Nord Ovest sul Sirino e sul Mare Tirreno. Sotto di noi invece il Pianoro di Ruggio è immenso, il rifugio sembra piccolissimo. Ci emozioniamo quando scorgiamo tra la neve un sentiero tracciato: sono le nostre traccie solcate nella neve in mattinata. Ma non abbiamo molto tempo per restare in vetta, ci aspetta la discesa. Non ci sono sentieri e il bosco di faggio è bassissimo. Il costone è quasi a strapiombo ed è impensabile farlo in estate. La neve addolcisce un po' ma è lo stesso pericoloso scendere. Ci avventuriamo in un fuori-pista che a tratti ci mette paura, anche perchè la neve scivola sotto le nostre ciaspole e scivola con velocità verso la valle a mò di slavina. Ogni tanto per fermarci ci buttiamo a terra. Quando usciamo dal bosco siamo già a Piano Ruggio e ci dispiace che la discesa sia finita. Ci guardiamo indietro: solo 2 pazzi potevano scendere per lo strapiombo di Timpone della Capanna. Arriviamo alla macchina e purtroppo dobbiamo lasciare la  montagna, ma ci promettiamo che torneremo presto e che anche prossimamente dobbiamo fare una timpa, snobbiamo le vette, le timpe sono molto più avventurose.