Sabato 14 marzo è una piacevole giornata di inizio primavera. Rispetto a domenica scorsa c'è ancora più neve ed è ancora più ghiacciata. Si cammina veramente bene. Gli amici (vincenzo a. - vincenzo t. - luigi m.) scesi apposta da Roma per l'escursione sono convinti: oggi si attraverserà la Serra del Prete (2180 m slm) partendo da Piano Ruggio fino al Colle dell'Impiso. Dopo aver recuperato le ciaspole al rifugio de Gasperi e aver lasciato un'altra auto a Colle dell'Impiso alle 9,00 si parte. La neve ghiacciata facilita il nostro cammino. Togliamo le giacche, l'aria è abbastanza calda. Nelle radure verso il Belvedere del Malventola neve è tanta, le tracce lasciate domenica scorsa nell'escursione verso Timpone della Capana sono state coperte. Nel crestone Sud di Serra del Prete salendo lo strato di neve diminuisce.La parte più faticosa è l'attraversamento dell'ultimo tratto di bosco, qui in alcuni punti la neve ha formato dei veri e propri muri alti anche 1,50 metri che a fatica, aiutati dai bastoncini riusciamo a superare. Arrivati nell'ultimo tratto di salita siamo appagati da un panorama unico. Siamo già oltre i 2000 metri, siamo sulla Serra del Prete. Si cammina benissimo, i nostri sguardi spaziano su orizzonti vastissimi, fino al lontano Golfo di Taranto. Per me è un emozione unica attraversarla. La Serra del Prete è la nostra montagna, è la montagna di noi Viggianellesi. Il borgo di Viggianello in linea d'aria è proprio sotto la montagna. La Serra del Prete è la montagna più vasta del Parco è immensa, lassù sembra di camminare sulla luna. La Serra del Prete è la prima vetta dove a inizio inverno vedo la prima neve. Arrivati sula cima più alta verso Nord ci sediamo e ci rifocilliamo. Nonostante il vento freddissimo preferiamo consumare velocemente il nostro spuntino (piselli, pizze e arance di sibari). Ma non abbiamo molto tempo: ci aspetta la discesca da versante Nord, proprio a strapiombo verso Colle dell'Impiso. Ci rendiamo subito conto che non è facile scendere. La neve ha formato degli altissimi cornicioni da un lato e dall'latro un insidioso e pericoloso lastrone di ghiaccio. Non avendo i ramponi, concentriamo le nostre forze e con cautela, scendiamo a scaletta (di lato). La discesa ci impegna molto più della salita fino all'imbocco del bosco. La magia del bosco innevato ci fa presto dimenticare la paura. Scendiamo veloci divertendoci tra i metri di neve che ammantano i faggi. Per le 15,00 siamo a Colle dell'Impiso. Arrivati al rifugio De Gasperi ci rifocilliamo con un ottimo antipasto. Al ritorno in macchina arrivati sotto Piano Visitone i nostri sguardi vanno verso la Serra del Prete. Quando vedo le orme sulla neve nel tratto nord di Serra del Prete verso Colle dell'Impiso piango. Emozionato come da bambino quando dalla finestra guardavo la neve verso la Serra del Prete, la mia montagna.
martedì 17 marzo 2009
mercoledì 11 marzo 2009
COLLE DEL DRAGONE - PIANO RUGGIO - BELVEDERE DEL MALVENTO - TIMPONE DELLA CAPANNA (1870 m slm)
Domenica 8 marzo è una stupenda giornata di sole. Nei giorni precedenti un intensa perturbazione ha portato neve sul Massiccio del Pollino a partire dagli 800/1000 metri in su. Avevo voglia di farmi una solitaria e mantenermi nella parte bassa della montagna, giusto per scoprire qualche sentiero, ma verso le 11 di sabato sera Vincenzo Aiello, mi scrive un sms per uscire a farci una ciaspolata. Come rinunciare? Subito lo chiamo, l'appuntamento è per le 7,00 a Rotonda dove con il suo suzuki Vitara (molto free-kombat) saliamo per Piano Pedarreto fino ad arrivare a Colle del Dragone. Per strada gli accumuli nevosi sono davvero notevoli. Con la macchina sembra di camminare in una galleria di neve. Arriviamo a Colle del Dragone, all'incrocio della strada che sale da Campotenese, e siamo bloccati da un muro di neve. Ci prepariamo per affrontare l'escursione, indossiamo le ciaspole e ci incamminiamo verso Piano Ruggio. Ci accorgiamo subito che la neve è fresca ed è davvero tanta, almeno 150 cm (la fontana di Piano Ruggio appena riusciamo a scorgerla) e che difficilmente riusciremo a raggiungere l'obiettivo da raggiungere: Serra del Prete (2180 m slm). Davanti a noi 2 sci-escursionisti ci anticipano per raggiungere Serra del Prete. Noi giungiamo a Belvedere del Malvento (1670 m slm), il tempo di rifocillarci un attimo e decidiamo che Serra del Prete oggi non fa per noi, considerando anche che per il primo pomeriggio dobbiamo rientrare. Allora decidiamo di farci Timpone della Capanna, salendo dal costone che cade proprio a Belvedere del Malvento. E' davvero dura ma procediamo con fermezza a zig zag tra Pini Loricati ghiacciati. Arriviamo all'antecima e siamo titubanti sulla strada da fare. Anche perchè per ritornare a Piano Ruggio non c'è un vero e proprio sentiero. Per un attimo pensiamo di ritornare nuovamente sui nostri passi e fare la strada dell'andata, ma poi con caparbia saliamo fino alla cima di Timpone della Capanna (1870 m slm). La veduta da lassù è veramente eccezionale. Serra del Prete e il Grattaculo sembrano vicinissime a noi, così come in fondo il Pollino e la Serra Dolcedorme. All'orizzonte la vista spazia a Sud sul Golfo di Sibari, sulla Sila e sulla Valle del Coscile, mentre a Nord Ovest sul Sirino e sul Mare Tirreno. Sotto di noi invece il Pianoro di Ruggio è immenso, il rifugio sembra piccolissimo. Ci emozioniamo quando scorgiamo tra la neve un sentiero tracciato: sono le nostre traccie solcate nella neve in mattinata. Ma non abbiamo molto tempo per restare in vetta, ci aspetta la discesa. Non ci sono sentieri e il bosco di faggio è bassissimo. Il costone è quasi a strapiombo ed è impensabile farlo in estate. La neve addolcisce un po' ma è lo stesso pericoloso scendere. Ci avventuriamo in un fuori-pista che a tratti ci mette paura, anche perchè la neve scivola sotto le nostre ciaspole e scivola con velocità verso la valle a mò di slavina. Ogni tanto per fermarci ci buttiamo a terra. Quando usciamo dal bosco siamo già a Piano Ruggio e ci dispiace che la discesa sia finita. Ci guardiamo indietro: solo 2 pazzi potevano scendere per lo strapiombo di Timpone della Capanna. Arriviamo alla macchina e purtroppo dobbiamo lasciare la montagna, ma ci promettiamo che torneremo presto e che anche prossimamente dobbiamo fare una timpa, snobbiamo le vette, le timpe sono molto più avventurose.
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